Gori: “Il Pd rispetti il voto” La lezione del sindaco alla sua sinistra. E ora…

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Giorgio Gori: “Rivendico il sì al Referendum e accompagno Maroni a Roma”

“Rivendico di aver votato sì e la bontà dei contenuti che sono gli stessi che proporrei io una volta eletto presidente della Regione. Trovo che il risultato della Lombardia sia rispettabile, sebbene non travolgente. Mi auguro che il mio partito abbia
molto rispetto di chi ha votato. Perché in parte ci sono anche molti suoi elettori”. Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, a capo della lega dei sindaci del Pd favorevoli al referendum e prossimo candidato al Pirellone, afferma in una intervista a La Stampa di non essere “per niente” pentito, anche “se i numeri sono al di sotto di quello che Maroni si aspettava veramente. Alla fine a Roma andrà un governatore con il 60 per cento e uno con meno del 40, non è la stessa cosa”.

Detto questo Gori accompagnerà Maroni a Roma: “Glielo avevo già proposto nel 2015, quando avevo portato a Palazzo Lombardia tutti i sindaci favorevoli all’autonomia, dicendogli di usare questa trasversalità come una risorsa. E credo che se non ci fosse stato il lavoro dei sindaci di centrosinistra, oggi il risultato sarebbe peggiore. Credo insomma di aver contribuito a salvare il risultato e spero che Maroni riapra i giochi”. 

Ma rinnega la distanza con Matteo Renzi: “Sul referendum abbiamo detto le stesse cose: inutile era e inutile rimane, ma i sindaci hanno voluto rivendicare la loro autonomia. Dove siamo oggi? Bisognerà ripassare dal Consiglio regionale dove Maroni dovrà cercare l’unanimità, poi ci sarà la trattativa col governo e infine dovrà votare il Parlamento. La differenza con prima è che oggi abbiamo un 38 per cento in più che non è un numero che spinge come quello veneto e dunque quei 50 milioni si potevano anche risparmiare. In compenso se il numero fosse stato del 25 per cento, a quel punto sarebbe stata una pietra tombale su un progetto che io stesso rivendico”.

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