Colesterolo buono? Lo studio che smonta il falso mito: come puoi morire d’infarto

Colesterolo buono? Lo studio che smonta il falso mito: come puoi morire d’infarto

12 settembre 2018 0 Di redazione

Colesterolo Hdl. Lo conosciamo tutti come il “Colesterolo buono”, dove la sigla Hdl sta per lipoproteine ad alta densità, considerate protettive perché incaricate di “smaltire” il colesterolo, cioè di trasportarlo dal sangue e dalle pareti arteriose di tutti i vasi fin dentro i capillari del fegato, dove viene metabolizzato per poi essere eliminato dall’organismo. Noi medici abbiamo sempre rimproverato chi presenta alti livelli di Colesterolo Ldl, quello notoriamente “cattivo”, oppure chi aveva bassi livelli di colesterolo Hdl, per il rischio maggiore di sviluppare aterosclerosi, infarto e patologie cardiovascolari, mentre livelli molto alti di colesterolo buono mettevano al sicuro qualunque paziente.

Ebbene non è più così, ed è arrivato il contrordine, perché un importante studio americano, presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc) tenutosi a fine agosto a Monaco di Baviera, in Germania, ha completamente smontato il mito del grasso Hdl amico di cuore ed arterie, perché questa lipoproteina è risultata ancora buona solo in parte, ma a quanto pare non sempre e non per tutti, e soprattutto è stato accertato un suo effetto paradosso, in quanto da colesterolo buono può diventare talmente cattivo da arrivare ad uccidere, portandosi dietro una scia statistica di elevata mortalità, accertata e documentata.

NEGLI USA
La ricerca in pratica ha analizzato la relazione fra i livelli di Colesterolo Hdl ed il rischio di infarto e arresto cardiaco, è stata eseguita presso la Emory University School of Medicine di Atlanta, negli Usa, su quasi seimila persone cardiopatiche, con età media di 63 anni di entrambi i sessi, che sono state seguite per quattro anni, durante i quali il 15% degli esaminati, circa 800 pazienti, hanno avuto un attacco di cuore e sono deceduti per cause cardiovascolari acute ed irreversibili, ed erano proprio quelli considerati più in sicurezza, perché avevano tutti livelli di colesterolo Hdl molto alti.

Per tali motivi gli autori dello studio, di fronte alla platea di cardiologi di fama internazionale riuniti al Congresso, hanno esordito dicendo: «Oggi potrebbe essere arrivato il momento di cambiare a livello mondiale la nostra visione ed opinione del colesterolo buono», iniziando ad elencare dati inconfutabili, analisi e numeri che mostravano inequivocabilmente l’altra faccia, quella più insidiosa del colesterolo Hdl. Il team ha infatti certificato che livelli molto alti di Hdl, superiori a 60mg per decilitro di sangue, o molto bassi, cioè al di sotto di 41mg/dl, aumentano fortemente il rischio di attacchi cardiaci o di morte per cause cardiovascolari, mentre il pericolo di infarti e decessi non scompare, ma decresce del 50% circa rispetto a quando sono compresi fra 41 e 56mg/dl, e tali associazioni di livelli di colesterolo buono sono state confermate al netto di possibili fattori confondenti o inquinanti, quale il diabete, l’abitudine al fumo, livelli di Ldl, consumo di alcol, sesso ed etnia. La conclusione quindi si è rivelata concorde al detto che la via di mezzo a volte è sempre la migliore se non la più sicura, e la media del colesterolo buono è probabilmente la meno allarmante, anche se non più rassicurante.

ENTRAMBI PERICOLOSI
I nuovi dati comunque supportano di fatto quelli arrivati in precedenza da numerosi studi internazionali su migliaia di pazienti che denunciavano da anni lo stesso fenomeno, ovvero che livelli molto bassi o molto alti di colesterolo buono sono entrambi dannosi e pericolosi, possono favorire infarto e ictus cerebrale, mostrano un tasso di mortalità elevato e sono potenzialmente letali. E quindi il vero ed unico obiettivo è e resta quello di abbassare il Colesterolo Ldl, quello con lipoproteine a bassa densità, riconosciuto con certezza dalla scienza come “cattivo” per i suoi noti effetti collaterali, che sono responsabili della formazione di placche aterosclerotiche sui vasi sanguigni e sul cuore.

Ma perché il colesterolo buono può diventare cattivo? Forse perché è stato sempre sopravvalutato, confermano gli esperti, perché buono in realtà non è mai stato, ed anche se al momento la risposta resta scientificamente sconosciuta, l’ipotesi più probabile è che il colesterolo Hdl, quello da sempre considerato appunto protettivo e sano, sia in realtà un gemello diverso, cioè un colesterolo “disfunzionale”, ovvero ingannevole, una molecola che inizialmente simula l’azione benefica per poi cambiare, e rivelare quindi due facce e due potenzialità, le quali, invece di proteggere dalle patologie cardiovascolari, le può addirittura favorire. E provocare la morte.

di Melania Rizzoli

liberoquotidiano.it