Sergio Mattarella soffia sullo spirito europeo: “L’Ue non è un dare e avere, non mercanteggiare sul bilancio Ue”

Sergio Mattarella soffia sullo spirito europeo: “L’Ue non è un dare e avere, non mercanteggiare sul bilancio Ue”

14 settembre 2018 1 Di redazione

A Riga il capo dello Stato sottolinea i benefici dell’integrazione: “Sono nato durante i bombardamenti e ho un’innata idiosincrasia per i nazionalismi”

L’Europa va sostenuta e rilanciata, i rapporti nell’Unione non vanno messi “sul piano del dare e avere”, perché i benefici dell’integrazione “non sono quasi mai monetizzabili interamente”. Il rischio, altrimenti, è “mettersi a mercanteggiare tra di noi sui rapporti contabili”.

Sergio Mattarella parla a Riga al vertice del “Gruppo Arraiolos” e soffia sullo spirito europeista e sul rischio che venga messo in crisi dal prevalere di interessi nazionali. “Io sono avanti negli anni, sono nato durante i bombardamenti e, forse per questo, mi è rimasta un’innata diffidenza, e un’innata idiosincrasia verso qualunque pericolo di nazionalismo e di guerre” per cui “occorre riflettere su questo perché corriamo il rischio che riproporre dentro l’Unione un clima che non è soltanto concorrenziale ma è di contrapposizione, che poi diventa contrasto, poi diventa ostilità, diventa non sappiamo cosa”.

“Non si può parlare utilmente del futuro dell’Europa senza guardare al suo passato”, ha aggiunto il presidente della Repubblica delle strategie per convincere i cittadini che i difetti della Ue non siano il pretesto per mettere totalmente in discussione l’Europa. “La seconda guerra mondiale, avendo posto la storia sul piano delle armi, ha poi fatto sì che una delle potenze vincitrici abbia annesso a se stessa alcuni Paesi, ne abbia sottoposti altri al suo dominio: una decina di Paesi. E potremmo aggiungere che – ha proseguito il capo dello Stato – quegli altri che erano dalla parte dell’impero zarista hanno ritrovato libertà e indipendenza neppure trent’anni fa. Questo è il passato dell’Europa e non è un passato lontano. Neppure trent’anni. Alla caduta del regime sovietico e del sistema sovietico non si è fermata la storia, come nel titolo del libro di Fukuyama; al contrario, la storia ha ricominciato a scorrere”.

Mattarella richiama allo “spirito” che ha dato il via all’Ue. “È stato quello di abbandonare il passato mettendo in comune il futuro. Tutto questo è messo, oggi, in discussione e in crisi. Noi dobbiamo far comprendere, in maniera palese ed evidente, alle nostre pubbliche opinioni, ai nostri concittadini, che anche le realtà attuali, il mercato unico, lo spazio Schengen, l’unione monetaria, rispondono a questo stesso spirito, hanno lo stesso obiettivo: mettere in comune il futuro degli europei”. Anche per questo, prosegue il capo dello Stato, “mi mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell’integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l’Unione assicura a tutti i suoi componenti”. Secondo Mattarella “il rischio è quello di mettersi a mercanteggiare fra di noi, fra i nostri Paesi, sui rapporti contabili”. huffingtonpost.it