Migranti e olio, tensione tra Italia e Tunisia. Salvini: “Servono più rimpatri”

Migranti e olio, tensione tra Italia e Tunisia. Salvini: “Servono più rimpatri”

16 settembre 2018 0 Di redazione

Prima l’attacco del M5s all’import di extra vergine a dazi zero. Poi la richiesta del Viminale. Che non trova consensi dall’altra parte del Mediterraneo

Troppo pochi 80 rimpatri al mese. Soprattutto quando in un solo giorno, come successo questa settimana a Lampedusa, ne sbarcano 184. Per questo, il ministro dell’Interno Matteo Salvini preme per aumentare i rimpatri immediati verso la Tunisia. Ma dal governo tunisino, alle prese con una difficile situazione politica, finora è arrivato un secco no.

L’incontro al Viminale

Il Paese africano, infatti, vuole restare nel quadro degli accordi attualmente in vigore, che prevedono un massimo di 80 rimpatri al mese. Martedì il titolare del Viminale riceverà a Roma il collega tunisino, Hichem Fourati, per affrontare più nel dettaglio la questione. Ma non è detto che i due trovino un’intesa.

Del resto, i rapporti tra Roma e Tunisi non sembrano dei migliori. Pochi giorni fa, da Bruxelles era arrivato il nuovo affondo del Movimento 5 stelle contro le quote extra di importazione di olio a dazi zero dal Paese africano decise dall’Unione europea.

Una misura che l’Ue aveva varato in segno di solidarietà verso la Tunisia dopo gli attacchi terroristici al museo del Bardo e al resort turistico di Susa. E che si è conclusa nel 2017. Ma secondo il M5s, i commercianti tunisini starebbero continuando a esportare a dazi zero oltre la loro storica quota, fissata dal 1995 a 56.700 tonnellate all’anno. Da qui una interrogazione alla Commissione europea.

Un rimpatrio ogni due arrivi

Ma il vero nodo resta quello dei migranti. Dalla Tunisia continuano ad arrivare migliaia di persone in cerca di lavoro, a un ritmo superiore ai rimpatri concordati con Roma. I dati della Direzione centrale dell’immigrazione della Polizia parlano chiaro: su 3.515 tunisini rintracciati in Italia dall’inizio dell’anno, ne sono stati complessivamente rimpatriati 1.633, meno della metà. Di questi, 569 sono stati espulsi con accompagnamento alla frontiera, 64 sono stati espulsi su provvedimento dell’autorità giudiziaria e 995 sono invece stati respinti dai questori.

Sono invece 1.703 i tunisini rintracciati che non sono stati rimpatriati: 1.695 non hanno ottemperato all’ordine del questore (14 dei quali erano anche stati denunciati con sanzione pecuniaria) e 8 alla partenza volontaria. Ecco perché Salvini vuole “cambiare accordi che altri ci hanno lasciato e che non sono assolutamente soddisfacenti”.

La crisi politica a Tunisi

A preoccupare il leader della Lega c’è anche la crisi politica che sta colpendo il Paese: lo scontro che va avanti da mesi tra il premier tunisino, Youssef Chahed, sospeso ieri dal suo partito, e una parte della classe politica, guidata dal figlio del presidente Caid Essebsi, sta paralizzando lo Stato, come scrive l’Agi. Mentre sullo sfondo c’è una profonda crisi sociale che rischia di alimentare nuove tensioni.

“In Tunisia attualmente è tutto bloccato, c’è un’incertezza totale”, spiega l’analista politico Hamza Meddeb. Nonostante il governo si vanti di una crescita più forte, al 2,8% nel secondo trimestre, i tunisini percepiscono maggiormente l’erosione del loro potere d’acquisto, indebolito dall’inflazione all’8% e un continuo deprezzamento del denaro. La disoccupazione rimane sopra al 15%. Una situazione, insomma, che rischia di portare a una crescita delle partenze verso l’Italia. today.it