Lo dice anche il Dalai Lama: “Giusto che i migranti tornino a casa loro” (video)

Lo dice anche il Dalai Lama: “Giusto che i migranti tornino a casa loro” (video)

17 settembre 2018 0 Di redazione

Non ha avuto grande eco sui media la conferenza tenuta il 12 settembre dal Dalai Lama a Malmoe, in Svezia. La massima autorità spirituale buddista ha anche affrontato il tema dell’immigrazione. Un argomento sentito anche da quelle parti, dove la destra sovranista ha sfiorato il 20 per cento dei voti alle recenti elezioni. «L’Europa appartiene agli europei» ha esordito il Premio Nobel per la Pace spiazzando la platea sul tema dei migranti. Secondo l’83enne autorità tibetana, solo chi realmente rischia di morire merita soccorso immediato: «È responsabilità morale aiutare i rifugiati che sono davvero in pericolo di vita. È giusto accogliergli, aiutarli, contribuire alla loro educazione. Ma i migranti, dovrebbero contribuire a sviluppare i loro Paesi d’origine e tornarvi per ricostruirli» ha detto in sintesi.

Migranti, quello che il Dalai Lama ripete da anni

Le dichiarazioni riportate dall’autorevole quotidiano britannico, certamente una fonte che non può essere tacciata di essere inattendibile o produttrice di fake news, non sono troppo dissimili da quanto la massima autorità religiosa dei buddisti ebbe a dichiarare nel 2016 a un giornale tedesco. «Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione”, ha spiegato la massima autorità spirituale dei buddisti tibetani alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Bisogna aiutarli, ha aggiunto, ma “d’altra parte, nel frattempo sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”. Intervistato nel nord dell’India, a Dharamsala, dove vive in esilio a causa dell’occupazione cinese del Tibet dal 1959, il premio Nobel per la pace ha anche suggerito che i profughi dovrebbero tornare a casa, dopo un po’. “Moralmente”, ha puntualizzato, dovrebbero «restare solo temporaneamente», per poi tornare nel loro Paesi e «aiutarli nella ricostruzione». Parole di semplice buon senso, che danno fastidio ai radical chic nostrani. C’è qualcuno che vuole tacciare il Dalai Lama di essere razzista, intollerante o xenofobo? Secolo d’Italia