L’ultima cena del Pd: psico-dramma gastro-politico. Residuato bellico, vogliono morire

L’ultima cena del Pd: psico-dramma gastro-politico. Residuato bellico, vogliono morire

17 settembre 2018 0 Di redazione

L’ultima cena del Partito Democratico

Non ce la fanno, non riescono a riunire neppure le starlette, le seconde linee, per una pizza, non sono capaci di decidere neppure come si chiameranno i futuri dieci partitini smart che nasceranno dalla fusione nucleare del Partitone.

L’imbarazzo degli attoniti spettatori e lo sghignazzo dei numerosissimi avversari ,ormai tende alla tenerezza malinconica. E se ci pensate bene la faccia incredula di Martina ben rappresenta questa fine ingloriosa, o il ghigno nervoso di Orfini, presidente che parla di sciogliere tutto, di auto-cancellarsi.

Sembra la fine di una guerra iniziata troppo tempo fa dove tutti non hanno capito i motivi per cui combatterla ma che continuano a farsi male con un cinismo sadomasochista che neanche il Marchese De Sade avrebbe potuto immaginare.

Vogliono morire, non sanno a chi parlare, non esiste tra le loro fila qualche quadro che abbia un’idea non dico originale ma, almeno confusa, insomma un’idea.

Vivono del rancore verso i vincitori ,abbaiano ad una inesistente deriva autoritaria, loro che sono stati i maestri nella gestione antidemocratica del Partito e di tutto il resto

Non fanno neppure pena o rabbia, perché sono condannati all’oblio, col sottofondo debole debole delle ultime metafore di Bersani transfuga ondivago, del battutismo da avanspettacolo di Renzi, della rabbia inconcludente di d’Alema.

Non c’è più niente di politico da commentare siamo allo psicodramma collettivo, alla trasfigurazione di una tragedia greca in salsa emiliana, un’area politica muore di tisi, si consuma come una fanciulla dell’ottocento senza nessuna possibilità di trovare un rimedio, un elisir miracoloso.

La strategia comunicativa di quell’ex colosso rosso manifesta quasi una forma di piacere nel farsi male, un masochismo inconcludente molto doloroso, ma inarrestabile, si gioca ad elidersi a vicenda, come se il problema fosse il leader invece delle truppe in fuga, dopo migliaia di ritirate.

Non proviamo grande pena per chi ha causato questo disastro, per chi non ha saputo preservare un patrimonio di uomini idee, culture, sogni e passioni, oggi svaniti nella retorica oscurantista che non promette nulla di buono, almeno per qualche decennio.

Svanirà quella sinistra? Diventerà renzismo, e quindi berlusconismo light? Non lo sappiamo ancora perché le rovine del vecchio tempio non ci consentono di immaginare, sia pur lontanamente qualsiasi forma di progetto.

di Maurizio de Caro

affaritaliani.it