Il Lussemburgo ci dà lezioni di accoglienza. Ma loro accolgono solo gli evasori

Il Lussemburgo ci dà lezioni di accoglienza. Ma loro accolgono solo gli evasori

18 settembre 2018 0 Di redazione

Un altro esempio di ipocrisia europea: il loro ministro degli Esteri se la prende con Salvini, ma il Granducato si è arricchito diventando un paradiso fiscale

«Salvini ha espresso concetti figli di un’etica fascista anni Trenta, quando ho sentito le sue parole ho avuto un grosso problema e ho pensato che qualcuno dovesse intervenire per zittirlo, per dirgli ‘adesso basta’». Jean Asselborn, ministro degli Esteri lussemburghese, insiste ai microfoni di Repubblica dopo il botta e risposta con Salvini e l’ormai celebre video concluso con«Merde alors!».

La spiegazione del ministro
«Ci tengo a sottolineare che non era un insulto al popolo italiano e nemmeno al ministro visto che ‘Merde alors’ significa ‘basta’ – spiega pronunciando quest’ultima parola in italiano – Nel suo intervento (Salvini, ndr) ha usato due volte il termine ‘schiavi’ riferendosi ai migranti ricorrendo a concetti in palese contraddizione con l’etica dell’Unione. Se poi a parlare così è un Paese fondatore, terza economia dell’eurozona, la situazione è ancora più seria. Spero che ora altri ministri si facciano sentire», perché «in 15 anni di Consiglio Ue non ho mai sentito pronunciare parole simili a quelle pronunciate da Salvini, nemmeno da polacchi e ungheresi». Asselborn sottolinea di non aver «insultato l’Italia come ha invece propagandato Salvini con una fake news figlia di un metodo molto pericoloso tanto più se si considera che la sua è stata una provocazione calcolata». Il ministro non si era accorto di essere ripreso, ma lo ha saputo «un’ora dopo quando Salvini ha pubblicato il video sui social».

Accogliente sì, ma con i capitali
Insomma, il ministro socialista del Lussemburgo resta fermo sulla propria posizione: non ce l’ha con il nostro Paese, ma con chi si oppone ai migranti. Quello che nelle sue intenzioni voleva essere un chiarimento, dunque, finisce per mettere in luce ancora meglio il perbenismo ipocrita del noto paradiso fiscale europeo. Che in questi anni ha dimostrato sì una notevole capacità di accoglienza, ma non nei confronti dei profughi, bensì delle grandi multinazionali. Grazie ad un regime fiscale fortemente agevolato (l’aliquota non supera il 6%) e molto poco trasparente, è riuscito ad atirare oltre 2100 miliardi di euro di capitali esteri, custoditi in oltre 140 istituti bancari, spiega Gian Micalessin su Il Giornale. Una pacchia per lo staterello grande meno della metà della provincia di Roma, dove il Pil pro capite supera i 104 mila dollari (secondo solo a Qatar), ma soprattutto per chi non ama pagare le tasse: tra questi perfino il defunto dittatore nordcoreano Kim Jong Il che, come emerse nel 2010, custodiva i suoi quattro miliardi di dollari nelle banche proprio del Granducato. I governi guidati allora da Jean-Claude Juncker (che nel frattempo ha fatto carriera, diventando presidente della Commissione europea) e dei quali faceva parte anche il socialista Asselborn li accolsero volentieri. Forse perché Jong Il era stalinista, non certo un «fascista» come Salvini. diariodelweb.it