Il premier non doveva essere Conte. Vespa: il giorno del ribaltone in hotel

Il premier non doveva essere Conte. Vespa: il giorno del ribaltone in hotel

7 novembre 2018 0 Di redazione

Giuseppe Conte, retroscena Bruno Vespa: “Così è diventato premier”, l’incontro in hotel con Di Maio e Salvini

Non era Giuseppe Conte la prima scelta di Lega e M5s per Palazzo Chigi. Bruno Vespa, nel suo ultimo libro Rivoluzione, ripercorre i giorni convulsi della formazione del governo. I leghisti, dovendo scegliere tra un esponente grillino, optano per Emilio Carelli ma i 5 Stelle lo ritengono troppo divisivo al loro interno. Per questo a Giancarlo Giorgetti consegnano una terna di nomi, due uomini e una donna. “L’unico sul quale si trovò l’accordo senza difficoltà fu Giuseppe Conte”, scrive Vespa. “Quando Alfonso Bonafede mi propose l’incarico – racconta il professore al conduttore di Porta a porta – gli dissi che non avevo votato per il Movimento alle elezioni del 2013″. Di solito, rivela, votavo “a sinistra, una volta per i radicali. Non sono mai stato militante di una forza politica. Anche con i 5 Stelle, pur dopo la nomina al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, non ho mai avuto un rapporto organico, in parte per tutelare la mia autonomia e indipendenza di giudizio. Bonafede e Di Maio, però, sin dall’inizio mi dissero che il fatto che non li avessi votati non era importante e che non avrebbero interferito sulla mia autonomia. Anche per questo offrii la mia disponibilità”.

La svolta avviene quando Luigi Di Maio e Matteo Salvini gli chiedono di vedersi per parlare di un “incarico istituzionale”. “Allora intuii che volevano chiedermi un impegno maggiore”. L’incontro decisivo avviene nel più assoluto riserbo: “Fu prenotata una stanza nell’hotel NH di largo Augusto, a Milano, con un nome diverso da quello di Conte e, quando il professore ne ebbe preso possesso, il 13 maggio arrivarono Di Maio, Salvini, Giorgetti e Spadafora“. “Non mi fecero domande specifiche – ricorda Conte -. Fu una conversazione ad ampio respiro nell’ipotesi che potessi essere indicato come candidato premier. Parlammo naturalmente del contratto che si stava formando e ne approfittai per offrire alcuni arricchimenti e modifiche. Ci confrontammo sull’indirizzo politico generale, sul reddito di cittadinanza e sulla flat tax“. L’alternativa a Conte è Giulio Sapelli, economista molto apprezzato dai leghisti ma con cui Di Maio non trova il feeling. E quando il faccia a faccia con lui si trasforma in un disastro, la nomina di Conte a premier è cosa fatta. liberoquotidiano.it