Zone off limits per gli italiani: a Padova ora la gente ha paura

Zone off limits per gli italiani: a Padova ora la gente ha paura

7 novembre 2018 0 Di redazione

Siamo andati nei quartieri malfamati di Padova. Dove scorrono fiumi di droga. E da luglio scorso sono state 38 le spaccate che hanno colpito la Città del Santo. Danni ai negozi, commercianti terrorizzati, cittadini furiosi e studenti impauriti.

24 ottobre scorso: il sindaco di Padova, Sergio Giordani, comunica nella propria pagina Facebook che “sono state posizionate a partire dai due quartieri popolari le prime telecamere di un lotto che a breve triplicherà gli impianti di video sorveglianza in città.

I punti di osservazione – fa sapere Giordani – da 200 passeranno a 600, attivi in tutte le zone di Padova e collegati con le centrali operative delle forze dell’ordine. E’ un investimento da 2 milioni e 500 mila euro. Sulla sicurezza dei cittadini facciamo parlare i fatti concreti”. Già i fatti concreti.

E i fatti concreti sono questi: le spaccate a Padova in soli tre mesi sono state 38. Trentotto a cui si aggiungono le ultime due di queste ultime ore: l’ultima è avvenuta nel locale Gino’s di via Sorio a pochi passi dall’aeroporto. Qui nella notte tra sabato e domenica i ladri si sono introdotti con un piede di porco, hanno abbattuto una porta e rubato 400 euro di incassi e pure alcune bottiglie di vino. In meno di una settimana per il bar – ristorante è il secondo furto. Inoltre hanno fatto irruzione anche al salone e Parrucchiera Diana di via Vecellio. Il copione? Sempre lo stesso: vetrina sfondata, rubato il fondo cassa e razziati circa 1000 euro in prodotti per creme.

E la rassegna stampa locale che parte dal 2 luglio fa paura. In più come se non bastasse domenica pomeriggio un nordafricano è stato accoltellato alla gola in zona Galleria San Carlo. Il sindaco Sergio Giordani di centro sinistra, in campagna elettorale, aveva detto che potevano tutti stare tranquilli, perché pensava lui alla sicurezza. Ma a distanza di qualche anno Padova è ripiombata nella paura. “Padova è diventata città della paura – dice la capogruppo di Forza Italia, Eleonora Mosco, – la paura e l’inquietudine sono il collante dei sentimenti dei padovani, 38 spaccate in soli due mesi e mezzo, hanno distrutto decine e decine di negozi e di attività commerciali, seminando il terrore tra i commercianti. È diventata la capitale dello spaccio con zone che sono off limits non più e non solo di notte, ma anche di giorno”.

Una città universitaria che vanta l’università più antica dopo Bologna. Ma che anche alla luce del sole, lascia qualche remora. E infatti, appena si arriva a Padova , davanti il gigantesco stabile di Padova Fiere, dove ogni mese vengono ospitate anche manifestazioni di rilevanza internazionale – poche settimane fa la mostra delle Auto e Moto d’Epoca – ecco qui davanti, sta un rudere abbandonato, l’ex casa dei diritti Don Gallo, che fino a poco tempo fa ospitava i richiedenti asilo. Ora dei richiedenti nemmeno l’ombra. Di erba alta e incolta invece sì.

Ma basta girare anche in pieno pomeriggio, verso l’ora di pranzo, in quel quadrilatero dove si concentra la maggior parte della malavita padovana. Nella zona della stazione, dove dietro sta il quartiere Arcella, e davanti sta l’ingresso della via principale che conduce al centro storico, qui ci sta un concentrato di immigrati clandestini e irregolari che sostano sopra un lampione o fanno da sentinelle per la prossima vendita di eroina. E li vedi, infatti, stanno in piedi, fanno da palo. Guardano. Osservano. Scrutano. Tra via Cairoli e Nino Bixio poi a volte passare diventa impossibile. Gli immigrati si sono presi le strade, i negozi e pure gli attimi di libertà della gente del luogo. L’unico italiano rimasto in quell’agglomerato, ci dicono fonti ufficiali, ogni mattina deve scavalcare il “piscio e il vomito” di quattro tossici che hanno passato la notte sotto casa.

Poi proseguendo il viaggio arriviamo al cavalcavia Borgomagno. Anche qui un covo di spacciatori. E poi arriviamo ai senza tetto. A quelli che dormono in via Gramsci e rimangono lì, sotto gli occhi noncuranti di tutti. Qui accanto ci sta una struttura dove dentro si vedono: un divano, sporcizia, rifiuti, bottiglie di birra, lattine, cicche per terra, qualche batteria scarica, indumenti vestiti e sacchetti. I senza tetto si ricavano giacigli per dormire, anche sui ponti delle strade che di giorno gli automobilisti percorrono per andare a lavorare. Come quel giaciglio che abbiamo ripreso sul cavalcavia Sarpi Dalmazia. Qui qualcuno ha issato alcuni sacchetti, tende di nylon e ha costruito un letto improvvisato per dormire. Oppure bivaccano accanto ai quartieri universitari. Lungo il Piovego, accanto alla zona dei più grandi colossi finanziari, stanno ragazzi tutti di colore. Clandestini, bivaccano mangiano ascoltano musica e se si passa verso sera si può anche sentire un “gradevole” profumo di cannabis. Poi arriva la polizia, sgombera l’area, ma passano 24 ore e loro tornano lì. Come restano lì anche quelli che ogni sera percorrono il quartiere verso l’ Arcella. Un intero quartiere in mano agli immigrati.

Ora, dopo le spaccate, i commercianti hanno paura. I baristi vogliono l’esercito. Le opposizioni scalpitano. E gli studenti protestano. Su Insulted Unipd – Università di Padova, una pagina dove gli studenti “denunciano” quello che non va, il 16 ottobre scorso scrivevano sulla bacheca ufficiale: “Insulto il degrado di questa città di m….. Non è possibile uscire alle 19.30 dall’Uni per andare verso la stazione e trovare a scelta: 3 extracomunitari che cercano di scassinare un auto dietro i dipartimenti (ho cambiato strada quando hanno iniziato a venirmi incontro); soliti drogati seduti sui gradini della Marzolo occupata che ti guardano storto mentre ascoltano la loro musica di m. dagli speaker del cellulare; baby gang in bici che ti sputano addosso; tossici, questa volta in stazione, che ti chiedono soldi per il biglietto; tossici che ti rapinano a 200 metri dalla stazione.

Non è possibile – continua il post – che in una città studentesca non ci sia nessuna strada sicura (alla sera) dagli istituti alla stazione. Qualsiasi percorso prima o poi passa in qualche strada poco illuminata sempre piena di gente… (…) intere aree della città sembrano l’ambasciata dell’Africa”. Perché le zone colpite sono anche quelle universitarie, frequentate da studenti. La Tecnica Service, la copisteria di via Paolotti, una di quelle più conosciute, dal 2001 ha subito ben 18 colpi. E non sa più che fare. La zona durante il giorno è gremita di studenti ma di sera e di notte si svuota.

Poi ci sono i bar, i commercianti stanchi. “Così non si può più andare avanti – aveva detto ad agosto scorso il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – non è possibile che ogni mattina ci si chieda dove è avvenuta la spaccata notturna”. Colpito quest’estate anche lo storico Caffè Pedrocchi. Il primo assalto in 187 anni di storia.

Giordani per provare a ovviare al problema delle spaccate, oltre alle telecamere, aveva messo a punto uno stanziamento di 200 mila euro, lanciando l’operazione “Negozi sicuri”. Si tratta di fondi disponibili per commercianti, titolari di pubblici esercizi e artigiani, per l’acquisto e l’installazione di videoallarmi antirapina, telecamere, sistemi anti intrusione e tutti quei dispositivi di difesa. Il questore aveva annunciato anche poliziotti di notte, da dire che solo 126 negozi su 3460 pubblici esercizi hanno collegato l’impianto di allarme con la centrale operativa della Questura.

Per le spaccate i carabinieri a metà ottobre scorso avevano arrestato tre persone: un senegalese che abbatteva le vetrine a spallate; il tunisino Amor Ben Lazhar Torch, 39 enne irregolare, un pluripregiudicato mai espulso e un padovano di 51 anni: Luca Smania che vanta una serie di precedenti che vanno dalla ricettazione allo spaccio. L’avevano arrestato mentre studiava un nuovo colpo, ma è stato incastrato dalle impronte. Ora, nonostante questo, le spaccate sono continuate e con gli ultimi fatti dello scorso week end, per gli abitanti di Padova è tornato l’incubo. ilgiornale.it