Il Pm chiede 10 mesi per la Raggi. Il M5S: “Al voto se viene condannata”

Il Pm chiede 10 mesi per la Raggi. Il M5S: “Al voto se viene condannata”

9 novembre 2018 0 Di redazione

Di Maio: “Il nostro codice comportamento parla chiaro”

La Procura di Roma ha chiesto una condanna a 10 mesi per la sindaca capitolina, Virginia Raggi. La prima cittadina è accusata di falso. Raggi è imputata per aver dichiarato alla responsabile anticorruzione del Campidoglio, di aver deciso, lei sola, ogni dettaglio della nomina a capo della direzione Turismo di Renato Marra, senza consultare il fratello del candidato (Raffaele) che all’epoca era capo del personale. La circostanza sarebbe smentita dalle chat in cui Raggi rimprovera l’ex capo del personale per l’aumento di stipendio a Renato Marra.

Per la stessa vicenda Raffaele Marra risponde di abuso di ufficio in un processo a parte. La sindaca capitolina è accusata del reato di falso nella nomina di Renato Marra a capo della direzione capitolina Turismo. Rivolgendosi al presidente monocratico Roberto Ranazzi, il procuratore aggiunto Paolo Ielo nel sollecitare la condanna a 10 mesi ha anche prospettato la “concessione delle circostanze attenuanti generiche”.

“Ci sono troppi pesi su questo processo. Pesi che avrei preferito non ci fossero ma ci sono”. Così ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, nel sollecitare la condanna della sindaca della Capitale, Virginia Raggi. “Il problema è che è giusto fare un processo come se questi pesi non esistessero – ha spiegato ancora il magistrato – perché la legge solo così è uguale per tutti”.

La sentenza è prevista per domani. Il giudice Roberto Ranazzi, dopo la conclusione degli interventi del pm Francesco Dall’Olio e del procuratore aggiunto Paolo Ielo, ha rinviato all’udienza di domani. I difensori della prima cittadina, guidati dal professor Pierfrancesco Bruno, prenderanno la parola dalle 11 di domattina.

LE PAROLE DELLA RAINERI – “Raffaele Marra non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato del sindaco”. È quanto ha affermato l’ex capo di gabinetto del Comune di Roma, Carla Raineri, sentita come testimone nel processo che vede imputata la sindaca Virginia Raggi per falso in relazione alla nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele) a capo della direzione turismo. Marra e Salvatore Romeo, il primo vice capo di gabinetto, il secondo capo della segreteria politica nell’agosto del 2016 “si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato”. E ancora: “stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei Carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto da lì a poco la sindaca si fece venire dubbi sulla mia nomina”.

L’ACCUSA – Secondo la Procura di Roma la sindaca Virginia Raggi “mentì alla responsabile dell’Anticorruzione del Campidoglio nel dicembre del 2016” perché se avesse detto che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un’inchiesta e “in base al codice etico allora vigente negli M5S, avrebbe dovuto dimettersi”. Così in aula il procuratore aggiunto Paolo Ielo che ha chiesto alla corte l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016. Ielo dunque ha chiesto al giudice l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016 , che prevedeva in caso di indagine penale a carico di un ‘portavoce’ la sua ineleggibilità o, se già eletto, le dimissioni. “Se la sindaca avesse detto la verità e avesse riconosciuto il ruolo di Raffaele Marra nella scelta del fratello – ha spiegato Ielo – l’apertura di un procedimento penale a suo carico sarebbe stata assai probabile. Lei era consapevole che in casi di iscrizione a modello 21 (ovvero come indagata in un fascicolo penale, ndr) rischiava il posto è per questo mentì. Il codice etico fu modificato nel gennaio del 2017”.

ROMA: RAGGI, DEPOSIZIONE RAINERI A TRATTI SURREALE – “A me a tratti e’ sembrato surreale, in questo procedimento parliamo di un mio presunto falso e invece ci siamo trovati di fronte a quattro ore di deposizioni a tratti simili al gossip. Non ho mai risposto alle interviste rilasciate, a volte mordendomi la lingua, per le cose palesemente false affermate”. Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi nel corso delle esposizioni spontanee rese nel corso dell’udienza in corso per processo a suo carico in cui e’ imputata per falso. “Non conoscevo la dottoressa Raineri e mi era sembrata una persona molto preparata – ha aggiunto – per me era una opportunita’ avere un magistrato di primaria importanza come capo di Gabinetto. Anche se trovai subito strano il fatto che quando ci hanno presentate disse, ‘non ti preoccupare staro’ qui al massimo un anno, un anno e mezzo”.

ROMA: RAGGI, RAINERI DOPO PARERE ANAC CHIESE RESTITUIRE STIPENDIO – Dopo il parere dell’Anac, della fine di agosto del 2016 sul tipo di inquadramento contrattuale dell’ex capo di Gabinetto, secondo la sindaca Virginia Raggi, il magistrato Carla Roma Raineri – che all’epoca ricopriva il ruolo – le avrebbe detto “io non sono venuta da Milano per prendere 130 mila euro”. Per la Raggi la Raineri “ne faceva una questione di soldi, unicamente di soldi”. A supporto della sua tesi la Raggi, nel corso delle dichiarazioni spontanee rese durante l’udienza del processo che la vede imputata per falso, ha rivelato che la Raineri: “Gia’ il 2 settembre ha iniziato a scrivere al Comune di Roma per chiedere di rinunciare agli emolumenti percepiti dall’entrata in carica fino alle dimissioni. Aveva questa urgenza di restituire il compenso, a cui aveva pienamente diritto”.

DI MAIO E IL CODICE M5S – “Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio rispondendo alla Stampa estera ad una domanda sul processo che vede imputata la sindaca di Roma Virgina Raggi. affaritaliani.it