Juncker non ne azzecca mai una: ecco tutti i dati falsi

Juncker non ne azzecca mai una: ecco tutti i dati falsi

10 novembre 2018 0 Di redazione

Juncker non ne azzecca mai una
Ecco tutte le previsioni sbagliate

Il governo italiano dà delle cifre. La Commissione europea ribatte con previsioni al ribasso (se si parla di crescita) e al rialzo (se si tratta di deficit). La guerra dei numeri fra Roma e Bruxelles continua. E il ministro Giovanni Tria, insieme al resto dell’esecutivo, si trova a dover combattere una guerra spietata su cifre che cambiano, e molto, la percezione dell’Italia da parte degli investitori internazionali, dei creditori, ma anche dei risparmiatori.

Il governo giallo-verde continua a dire di essere nel giusto. Idem fa la Commissione europea, con Pierre Moscovici sugli scudi che ormai ogni giorno accusa l’Italia di non avere i conti in ordine e che la manovra presentata dall’esecutivo a guida Giuseppe Conte sia sbagliata, irrispettosa dei parametri europei e profondamente contraria ai dettami dell’Unione europea.

L’analisi di Bruxelles è impietosa. Mentre Tria rassicura sul fatto che la manovra rispetti i parametri europei e che sia assolutamente in linea con le stime di crescita indicate, la Commissione ha giudicato la manovra del governo Lega-5 Stelle pericolosa e fuori dai vincoli del Patto di Stabilità. “La spesa pubblica crescerà significativamente a seguito dell’introduzione del reddito di cittadinanza, di una maggiore flessibilità per i pensionamenti anticipati, e per l’aumento degli investimenti pubblici”, si legge nel focus dedicato all’Italia. E sul versante del rapporto deficit/Pil, l’idea di Bruxelles è che questo andrà attestandosi al 3,1%., sforando i parametri Ue.

Numeri già ampiamente criticati dalla maggioranza. Il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati, in un’intervista a La Stampa ha già detto che quelli sono “numeri totalmente campati per aria, che non possono per definizione essere reali in quanto proiezioni. Quindi stime, e come per tutte le stime, conta quello che avviene dopo”. E cita un esempio: “In passato sono stati forniti numeri totalmente avulsi dalla realtà. Il Def 2015 del Pd prevedeva per il 2018 un rapporto Debito/Pil al 127,4%. Siamo al 131,8. Parliamo di uno scostamento di quasi 80 miliardi. Direi che ci sono due pesi e due misure”.

In molti diranno che Borghi è un tecnico della Lega. E che dunque sia in qualche modo certo del lavoro compiuto dal governo di cui fa parte. Ma siamo sicuri che della Commissione ci possiamo fidare ciecamente? I loro tecnici sono effettivamente molto più bravi e precisi dei nostri?

Il quadro che ne fa La Verità è a dir poco disastroso. Negli ultimi cinque anni, le previsioni autunnali dell’organo esecutivo di Bruxelles sono sempre state diverse da quanto è avvenuto e certificato poi da Eurostat. Come spiegato da Antonio Grizzuti, “mettendo a confronto i dati reali con le stime degli ultimi cinque anni relative a deficit, debito pubblico e crescita, si rileva che a Bruxelles hanno azzeccato una sola volta su quindici: eravamo nel 2017, con un deficit previsto, e poi confermato dalla realtà, al 2,4% del Pil. A volte l’errore è stato per difetto, altre per eccesso, ma si capisce bene che finché ci troviamo nel campo delle possibilità questi numeri lasciano il tempo che trovano. Sarà anche per questo motivo che, nonostante i consueti proclami e le ormai abituali minacce, anche ieri lo spread è rimasto stabile sotto quota 300, chiudendo a 294″.

La questione è chiara. Le stime sono stime e tali restano. E la Commissione, così come le agenzie di rating, non sono affatto totem intoccabili o oracoli che predicono esattamente ciò che poi avverrà. Sono valutazioni a priori di realtà economiche che potrebbero mutare. E non è detto che in queste previsioni non ci sia lo zampino della politica.

Questo governo è fortemente critico sull’operato della Commissione di Jean-Claude Juncker. E molto spesso il governo ha preso posizioni molto nette nei confronti dell’Unione europea e dei partner dell’Ue. L’Europa non piace all’esecutivo quanto lo stesso governo non piace all’Europa. E queste valutazioni di tipo politico potrebbero pesare notevolmente sul giudizio dato alla manovra economica.  occhidellaguerra.it