Calenda non si rassegna, si comporta ancora da ministro

Calenda non si rassegna, si comporta ancora da ministro

12 novembre 2018 0 Di redazione

Carlo Calenda continua con il presenzialismo

Pare proprio che Carlo Calenda non si riesca a rassegnare di non essere più ministro.

Gira l’Italia con il suo ultimo libro e smania per diventare segretario del Pd.

Calenda è un ex turbo-capitalista tanto che ha confermato il suo simile Carlo Stagnaro (Istituto Bruno Leoni) al ministero dello Sviluppo Economico per poi trasformarsi in marxista che manco il nuovo Tabacci trotzkista ha raggiunto i suoi livelli.

Calenda ha dimenticato Confindustria e il suo segretariato con Luca Cordero di Montezemolo e si è lanciato alla sinistra del Pd (l’unica zona non presidiata dopo l’uscita di Leu) con l’intento di rappresentare un’area che a lui e alla sua ideologia, appunto iperliberista, non è gli è mai andata a genio.

Ed allora come si fa a girare l’Italia parlando di problemi sociali dei lavoratori dopo il suo passato? Pensa che la gente, o ancor di più internet, non ricordi? Pensa che il suo Idilio con l’Istituto Leoni sia stato dimenticato?

Calenda renziano, poi anti-renziano, Calenda senza tessera Pd che però ne vuole fare il segretario, rilanciando la sua componente di sinistra non è credibile.

Cavalca qualsiasi protesta che possa dargli visibilità. Ogni giorno ne ha una nuova.

Ieri ha detto:

“Un grande giorno per l’Italia, un pessimo giorno per il PD. Non si può aspettare oltre. Gentiloni scenda in campo”. “Ieri è stata una meravigliosa giornata di impegno civico. Le piazze di Torino e Roma ma anche le tantissime persone che incontro in giro per l’Italia, dimostrano che il paese si sta risvegliando”. “Questo impegno civico cerca una casa, una rappresentanza che oggi non trova”. “Per contrasto ieri – è stata una pessima giornata per il PD. Una giornata purtroppo uguale a tante altre, quasi tutte le altre dal 4 marzo in poi. Da un lato da Salsomaggiore partivano accuse, rivendicazioni e astio nei confronti di tutti quelli che non erano presenti, fino ad evocare l’ennesima scissione, dall’altro dalla riunione dei militanti under 35 si rispondeva con analoghi toni e contenuti. Così non si può andare avanti”.

Dunque l’ultimo fronte di Calenda è ora Gentiloni e ce ne vuole di coraggio per riproporre una figura grigia ed apatica che sarà ricordato unicamente perché ha letteralmente addormentato la gente con discorsi soporiferi e proposte da far venire il classico latte alle ginocchia.

Poi ha commentato la sentenza Raggi:

«È un’ottima notizia. Le vicende giudiziarie non devono far parte della lotta politica. La Raggi va combattuta per ciò che non fa a Roma e per Roma, non con le sentenze».

Peccato che Renzi prima abbia detto la stessa identica cosa:

“assoluzione è buona notizia, avversari si sconfiggono nelle urne”

Calenda si rassegni. Non è più ministro e non lo diventerà mai più, come non diventerà mai segretario del Pd.

di Giuseppe Vatinno

affaritaliani.it