[La storia] La guerra del Pd: Gentiloni scrive un libro e spara due siluri contro Renzi. Ecco cosa ha detto

[La storia] La guerra del Pd: Gentiloni scrive un libro e spara due siluri contro Renzi. Ecco cosa ha detto

13 novembre 2018 0 Di redazione

Senza mai citare espressamente il suo predecessore a Palazzo Chigi, l’ex premier ha aspramente criticato l’attacco al governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e l’istituzione della Commissione Banche, parlando di cedimento del Pd alla tentazione populista di essere “campione dell’anti establishment”

Lo scontro infinito dentro il Partito democratico si arricchisce di un nuovo capitolo. Protagonista è Paolo Gentiloni che ha fatto il punto della sua esperienza alla guida del governo italiano nel libro La sfida impopulista edito da Rizzoli. Dalla pubblicazione di alcuni estratti del volume sono emersi attacchi velenosi contro Matteo Renzi, in particolare modo su due vicende di fine legislatura: l’attacco al governatore di Banca Italia, Ignazio Visco, e la istituzione della Commissione Banche.

L’autogol dell’attacco a Ignazio Visco

“Non mi è facile, neppure con il senno di poi, capire le ragioni che hanno spinto il Pd a quello che si è rivelato un vero e proprio autogol” ha scritto Gentiloni parlando della mozione contro il banchiere centrale. “Posso intuire le origini della questione – ha proseguito – ma non certo il significato. Le origini sono nell’onda di marea che ha investito il governo e il Pd sulla crisi bancaria. In fondo, nulla di meno sorprendente. Uno dei bersagli preferiti dai populismi di ogni latitudine sono sempre state le banche. Meglio, i banchieri. Establishment nell’establishment. Icone viventi di uno dei problemi inediti del nuovo secolo, ossia l’aumento della diseguaglianza anche nei periodi di crescita economica, i grandi capi della finanza sono stati visti, a partire dal 2007, come i primi responsabili della crisi economica più grave degli ultimi settant’anni”.

Il cedimento alla tentazione populista

Gentiloni ha accusato Renzi di aver ceduto alla tentazione populista. “Non si può essere compiacenti  – ha scritto – con chi ha distrutto istituti bancari di valore storico e decisivi per i loro territori. Alla marea populista va tuttavia contrapposta una linea credibile e non troppo lontana dalla verità. Quindi la rabbia sociale è giustificata e i comportamenti illeciti vanno perseguiti senza benevolenza per le élite. Il sistema nazionale del risparmio non va, però, distrutto, va salvato. Nell’interesse di decine di milioni di correntisti e delle nostre imprese. Il Pd avrebbe potuto rivendicare di aver salvato il risparmio degli italiani sottraendosi alle regole del bail-in e spendendo quantità assai contenute (e in parte recuperabili) di denaro pubblico. Ha invece preferito tenere sempre i piedi in due staffe, per l’ansia di essere ‘scavalcato’ dai populisti nella corsa contro l’establishment. Senza rendersi conto, purtroppo, che questa corsa non può essere vinta da forze serie, credibili e per di più al governo da qualche anno. Nel no a Visco non credo fossero presenti particolari motivi di risentimento personale. C’era forse l’intenzione di individuare un ‘colpevole’ da additare alla pubblica opinione”.

Il tentato suicidio del Pd

Molto dure anche le parole scritte da Gentiloni in merito alla istituzione della Commissione sulle banche. “Il Pd – ha scritto – decise di concludere in modo assai particolare una legislatura particolare. Nati con non poche difficoltà e indeboliti nel momento di massima forza dalla sconfitta referendaria, i tre governi a guida Pd hanno tuttavia fatto un buon lavoro nell’accompagnare l’Italia fuori dalla crisi più buia del dopoguerra. Proseguire su questa strada, dando maggiore attenzione alle paure e alle diseguaglianze: su questo potevamo puntare per la nostra conclusione di legislatura e il nostro avvio di campagna elettorale. Invece ci siamo di nuovo ritrovati a parlare di banche. Di nuovo con l’idea di poter essere noi i campioni dell’anti establishment. Se la mozione contro Ignazio Visco è stata un autogol, l’istituzione della Commissione sulle banche è stata un vero e proprio tentato suicidio”.  notizie.tiscali.it