Pensioni e reddito di cittadinanza, Boeri torna all’attacco

Pensioni e reddito di cittadinanza, Boeri torna all’attacco

14 novembre 2018 0 Di redazione

Il presidente dell’Inps contro i due provvedimenti “simbolo” del governo del cambiamento: «Meglio andare avanti con il Rei»

I due provvedimenti simbolo del governo del cambiamento, il reddito di cittadinanza “del Movimento 5 stelle” e la riforma delle pensioni “della Lega” sono da tempo nel mirino dell’Inps. E ora che si avvicina il momento di mettere nero su bianco quelle proposte, gli attacchi di Tito Boeri si fanno ogni giorno più fitti. Così, ieri, in una conferenza stampa, il numero uno dell’istituto di previdenza ha messo l’accento sui rischi che, secondo lui, comporteranno i due provvedimenti. Attacchi in quella che doveva essere la conferenza stampa per annunciare che entro la fine del 2018 l’Inps invierà un altro milione di buste arancioni, che contengono la simulazione dell’importo della pensione futura sulla base di quanto fino ad oggi versato, della retribuzione attesa e della data di uscita dal lavoro.

«Difficile identificare i beneficiari del reddito cittadinanza»
Andare avanti con il Rei, il reddito di inclusione, piuttosto che introdurre quello di cittadinanza è – secondo Tito Boeri – «più sicuro» perché la struttura «ha funzionato molto bene». Perché «il problema vero» nel contrasto alla povertà è «identificare i beneficiari». Boeri ha poi sottolineato che invece la discussione è sulle modalità e l’utilizzo della carta e che «quello delle app (un’idea di Mimmo Parisi, consulente del vicepremier e ministro Luigi Di Maio, ndr) è del tutto secondario. Molte cose sono vaghe – ha aggiunto – è fondamentale il ruolo dei Comuni. Sarebbe meglio tenersi il Rei. E’ l’ipotesi con il costo più basso».

«Pensioni future già danneggiate con gli annunci»
Poi il presidente Inps è passato a criticare le politiche messe in campo in questi primi mesi di governo sulle pensioni: «Allo stato attuale solo gli annunci hanno determinato una perdita di reddito per i pensionati. In primo luogo per i fondi pensione integrativi che hanno investito in titoli di Stato e hanno perso valore per effetto dello spread». L’altro effetto «potenziale – ha aggiunto – è la riduzione della crescita. L’effetto spread è depressivo e pesa su imprese e famiglie. Quindi questi aspetti gravano, abbiamo già danneggiato le pensioni future senza aver fatto nulla». diariodelweb.it