Desirée, il ghanese si difende: “Ho pianto per la sua morte”

Desirée, il ghanese si difende: “Ho pianto per la sua morte”

15 novembre 2018 0 Di redazione

Il ghanese si difende: “La notte della morte non ero lì”. Arrivano i risultati del test tossicologico

Ribaltone nell’inchiesta sul delitto di Desirée Mariottini. Restano tutti in carcere, ma non per omicidio.

Dopo aver cancellato le accuse di omicidio volontario per Sisko e Ibrahim, ovvero per il nigeriano Chima Alinno e il senegalese Brian Minthe, è la volta dell’altro senegalese, Mamadou Gana, Paco per i tossici di via dei Lucani. Per lui il Tribunale dei Riesame si è riservato di confermare le accuse.

Per il quinto uomo, Marco Mancini, fornitore di psicofarmaci, è stato convalidato il fermo per detenzione di droga, mentre anche per lui cade ogni altra accusa. Interrogato ieri dal gip Maria Paola Tomaselli, l’uomo si è dichiarato estraneo ai fatti che hanno portato alla morte della ragazza di Cisterna di Latina. «Non c’ero quella notte – ha dichiarato durante l’interrogatorio di garanzia – e comunque non ho ceduto la droga a Desirée». Il 36enne, considerato da tutti come il pusher ufficiale di pasticche e psicofarmaci di San Lorenzo, a sua difesa ha detto di non aver ceduto lo stupefacente direttamente alla giovane. Per lui, insomma, cade anche l’aggravante della cessione di droga a minore. Ascoltato anche il quarto arrestato, Yusif Salia, Youssef, il ghanese catturato in un campo profughi di Borgo Mezzanone con 11 chili di droga, metadone, armi. Come da copione anche il 32enne si è dichiarato completamente estraneo alle accuse. L’uomo è stato interrogato dal gip del Tribunale di Foggia, Carmine Corvino. Yusif avrebbe conosciuto Desirée qualche giorno prima. La sera dei fatti avrebbe avuto con lei un rapporto sessuale consensuale non sapendo fosse minorenne. Poi è andato via mentre la ragazza sarebbe rimasta. Successivamente Salia è andato a Frosinone, dove ha in affitto un appartamento. Solo dopo il suo rientro nella Capitale avrebbe appreso che la ragazza era morta e avrebbe pianto. Quest’ultimo particolare è anche l’unico confermato dai vari testimoni ascoltati all’indomani della morte di Desirée. Ovvero Muriel Kafusa, congolese, Antonella Fauntleroy, sudafricana, Raden Nasko, bulgaro, Narcisa Leon, ecuadoregna, Giovanna Natale e gli altri «clienti» di via dei Lucani. Tutti concordano sul fatto che Yusif non si sarebbe mosso dallo stabile diroccato. Il ghanese, infine, ha aggiunto di non conoscere le altre persone arrestate sempre per la violenza sessuale e la morte della giovane.

La sua difesa ha annunciato doppio ricorso al Tribunale delle libertà, per l’omicidio e per la detenzione di stupefacenti. «La droga trovata nella baracca? Non era mia» ha dichiarato Yusif. Tra l’altro proprio il metadone è la sostanza rilevata in quantità massiccia nel corpo della 16enne. Secondo i risultati dell’esame tossicologico effettuato dalla dottoressa Maria Chiara David e dal dottor Mauro Iacoppini «il metadone e il suo metabolita Eddp sono stati rilevati nei campioni biologici in concentrazioni elevate, superiori ai range segnalati in letteratura per i casi di morte da metadone». Ma quanto metadone è stato somministrato a Desirée nelle 12 ore prima della morte? Secondo i dati di laboratorio una concentrazione terribile. Oltre al Diazepam (gocce di Tranquirit), alla Quetiapina (pasticche di Quentiax), alla cocaina nel sangue e alla morfina (eroina) nelle urine, Desirée aveva valori di 2,59 m/l (nel sangue), 12,1 m/l (nell’urina), 9,80 m/l (nella bile) e 158 m/l (nello stomaco) quando le dosi letali sono comprese fra 0,13 e 1,8 milligrammi al litro. ilgiornale.it