Desirée, parla il ghanese: fu lei a chiedermi un rapporto. FdI: tra un po’ diventerà suicidio

Desirée, parla il ghanese: fu lei a chiedermi un rapporto. FdI: tra un po’ diventerà suicidio

15 novembre 2018 0 Di redazione

È stato un rapporto consensuale. Così ha dichiarato Yusif Salia, detto Youssef, uno dei quattro indagati in carcere per l’omicidio di Desirée Mariottini. Salia ha quindi raccontato di essersene poi andato dallo stabile di via dei Lucani e di avere saputo il giorno dopo della morte della ragazza: “Mi sono messo a piangere”, ha dichiarato durante l’interrogatorio davanti al gip del tribunale di Foggia Carmen Covino.

Il ghanese però, tra una lacrima e l’altra, si era dato alla fuga ed è stato rintracciato nella tendopoli abusiva di Borgo Mezzanone in Puglia. E’ stato trovato inoltre in possesso di 10 chili di stupefacenti e di bottiglie di metadone. Per il gip di Roma Youssef è colui che ha somministrato il mix di droghe a Desirée impedendo poi di chiamare i soccorsi pronunciando la frase: “Meglio che muore lei che noi in galera”. Tutte circostanze smentite dall’indagato, il cui avvocato, Margherita Matrella, ha annunciato che presenterà  istanza di scarcerazione chiedendo per l’uomo i domiciliari nella sua casa di Napoli.

Rimane intanto l’accusa di omicidio volontario per Mamadou Gara, il 27enne senegalese arrestato nell’ambito delle indagini. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame, che ha fatto cadere l’aggravante dei futili motivi nella violenza sessuale e della cessione di sostanza stupefacente da tre o più persone. Per gli altri due arrestati il Tribunale aveva fatto cadere l’accusa di omicidio.

Continua a destare sconcerto, intanto, la decisione dei giudici del Riesame di far cadere l’accusa di stupro di gruppo a carico degli indagati per la morte della ragazza. “Quello della povera Desirée Mariottini, secondo i giudici, non fu un omicidio volontario. Non si tratta neanche di uno stupro di gruppo, ma un banalissimo e innocente stupro a turno, magari con i mostri in fila ordinata come gli italiani non sanno neanche immaginare di stare”, ha dichiarato Maria Cristina Caretta, deputato di Fratelli d’Italia. “L’amarezza della gente e di quanti hanno voluto bene a Desirée, davanti a certe decisioni dei magistrati, è un sentimento che sfiora anche il ministro della Giustizia Bonafede? Se non fosse così macabra e angosciante, questa vicenda sarebbe da liquidare come surreale e quello che chiedo al ministro è se intende prendere provvedimenti o vuole aspettare che per Desirée si arrivi a ipotizzare un suicidio dopo un tentativo di adescamento a danno delle “risorse”, colpevoli solo di volersi integrare a modo loro?”. Secolo d’Italia