Global Compact, migranti liberi di girare. La mozione di FdI: «Facciamo le barricate»

Global Compact, migranti liberi di girare. La mozione di FdI: «Facciamo le barricate»

17 novembre 2018 0 Di redazione

Fratelli d’Italia ha presentato una mozione contro il “Global Compact on Migration”, l’accordo sulle migrazioni internazionali delle Nazioni Unite firmato nel settembre 2016 a New York. La comunità internazionale lo adotterà nel vertice di Marrakesh che si terrà il 10 e 11 dicembre. La destra chiede al governo italiano (nel video appello a Matteo Salvini e a tutto il governo) a non sottoscrivere il patto. «La posizione è semplice per noi – si legge nel documento che spiega nel dettaglio che cos’è il Global Compact e qual è la posizione di Fratelli d’Italia – l’immigrazione non è un diritto e men che meno un diritto fondamentale. Ogni Stato ha il diritto di decidere chi far entrare sul proprio territorio e chi accogliere. Da sempre FdI sostiene che l’immigrazione deve essere compatibile dal punto di vista quantitativo, in termini di numeri di persone accolte, ma soprattutto in termini qualitativi: non tutta l’immigrazione è uguale, vanno favorite le nazionalità che hanno dimostrato di integrarsi più facilmente, che creano meno problemi di sicurezza e che condividono la nostra cultura». E poi ancora: «Prima gli italiani anche nell’immigrazione: chi ha origini italiane deve avere la priorità rispetto agli altri. Si stima che nel mondo ci siano almeno 100 milioni di individui con origini italiane, diamo a loro la precedenza».

Nel documento Fratelli d’Italia chiede al governo di non sottoscrivere la “Dichiarazione di New York” e a promuovere durante la conferenza di Marrakesh un approccio integrato delle politiche dell’immigrazione, dell’asilo, della gestione delle frontiere esterne e del contrasto allacriminalità organizzata transnazionale volto a difendere i confini, l’identità e i valori delle Nazioni d’Europa e della Civiltà Occidentale. Inoltre impegna il governo a non partecipare al Trust fund che finanzia il Global compact. Il “Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare” è finanziato, infatti, da contributi volontari dei governi a un Trust Fund, e attualmente i donatori sono: Brasile, Cile, Cina, Colombia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Repubblica di Corea, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia.

L’accordo sulle migrazioni «inoltre crea obblighi crescenti verso gli Stati in ordine ai servizi da fornire agli immigrati, anche a prescindere dal loro status di rifugiato, impendendo di perseguire penalmente chi fornisce assistenza indebita all’immigrazione. Appare evidente– scrive FdI – quindi, come il Global Compact non sia altro che l’ennesimo tassello di unprogetto volto ad annientare confini, culture ed in particolare le sovranità nazionali in tema di immigrazione».

Contro l’approccio immigrazionista, si legge nel documento di Fratelli d’Italia, «numerosi Stati si sono già schierati a favore della sovranità nazionale. Stati Uniti, Ungheria, Australia eAustria hanno già dichiarato di non voler firmare il Global Compact sulle migrazioni. A queste nazioni si è aggiunta di recente anche la Repubblica Ceca, secondo l’esecutivo di Praga, infatti, il testo “non stabilisce una netta differenza tra migrazione legale e illegale”». E infine: «Non può essere condivisa l’impostazione prettamente ideologica del Global Compact che sancisce di fatto una sorta di “diritto a migrare”; l’Italia patirebbe il prezzo più caro di questa impostazione ideologica sul tema delle migrazioni per la sua posizione al centro del Mediterraneo che la configura fatalmente come gigantesco “molo naturale” per le rotte che provengono dall’Africa. L’Italia è, oltretutto, uno dei confini meridionali dell’Unione Europea e, in senso lato, del mondo occidentale, e possiamo, quindi, considerare l’Italia la “porta di accesso” alla civiltà occidentale, al suo stile di vita, ai suoi diritti e ai suoi doveri».

Affermare il principio, si legge ancora, «che chiunque possa venire liberamente nella nostra Nazione, quindi in Europa, comporterebbe una vera e propria mutazione genetica della dimensione funzionale del confine – il limes degli antichi romani – inteso non solo come linea didemarcazione dell’ambito territoriale nel quale si esercita la sovranità di uno Stato ma anche come linea di demarcazione tra due civiltà diverse, con i rispettivi tratti caratteristici e le necessarie differenze». Secolo d’Italia

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