[L’inchiesta] Il km zero è lungo 70 chilometri. Ma il Trentino si ribella e a perderci sarà la Sicilia

[L’inchiesta] Il km zero è lungo 70 chilometri. Ma il Trentino si ribella e a perderci sarà la Sicilia

18 novembre 2018 0 Di redazione

La Camera approva una storica proposta dei Cinquestelle che tutela i prodotti agricoli locali: “a chilometro zero” fino a 70 chilometri da dove sono stati coltivati. Imbrogliare può costare fino a 9500 euro. Troppo per i deputati della Svp che, con un blitz a Montecitorio, sono riusciti ad escludere il Trentino Alto Adige dall’applicazione della legge. Il risultato è – per ora – tutte le Regioni Autonome continueranno ad andare per la loro strada. E a perderci sarà soprattutto la Sicilia

Un caciucco alla livornese  – fatto con polpi veraci, seppie, tranci di palombo, scorfani, tracine, preti e gallinelle tutti rigorosamente pescati nel Tirreno tra Follonica e Piombino – ma cucinato in un ristorante pisano può essere definito a chilometro zero? In base alla proposta di legge n.183 (Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile) presentata dal presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, sì, in barba a tutte le secolari rivalità che dividono i Comuni italiani.

Le sanzioni

Per la legge approvata a Montecitorio, infatti, possono essere definiti “a chilometro zero” “i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, compresa l’acquacoltura, provenienti da luoghi di produzione e di trasformazione della materia prima o delle materie prime agricole primarie utilizzate posti a una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dal luogo di vendita… ovvero provenienti dalla stessa Regione del luogo di vendita, e i prodotti freschi della pesca in mare e nelle acque interne, provenienti da punti di sbarco posti ad una distanza non superiore a 70 chilometri di raggio dal luogo di vendita”. Fino a settanta chilometri, dunque, si può parlare di prodotti a chilometri zero. Di fatto la  legge non fa altro che estendere la definizione normativa già in vigore per i prodotti definiti “a chilometro zero o utile”. Le novità sono che per ciascuno di essi è possibile anche il rilascio di un apposito logo e che, per la prima volta, sono previste sanzioni fino a 9.500 euro per chi ne faccia un uso abusivo.

Occhio ai “tarocchi”

Se, per esempio, si prova a spacciare un prodotto a “km 0” a 71 km da dove è stato seminato e raccolto, allora si è passibili di una multa. La Camera dei Deputati ha approvato con 228 sì e 174 no. Entusiasti i Cinquestelle,  i promotori del provvedimento. “Con questa legge scegliamo l’agricoltura sostenibile e tuteliamo il nostro made in Italy”, hanno commentato Filippo Gallinella e i suoi colleghi di partito membri della commissione Agricoltura Chiara Gagnarli e Giuseppe L’Abbate.

Chi vuole l’indipendenza è già più tutelato dall’Italia

Studiando bene il testo, però, spunta una sorpresa. La nuova normativa approvata dalla Camera  non si estenderà infatti   in maniera automatica a tutta l’Italia. Per le Province autonome di Trento e Bolzano le nuove disposizioni – secondo la legge – saranno “applicabili compatibilmente con i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione”. In sintesi, non saranno vincolanti. La “zona franca” è il risultato di un emendamento presentato dai deputati di SVP Renate Gebhard, Albrecht Plangger e Manfred Schullian dalla collega trentina Emanuela Rossini. Che, insieme, hanno chiesto e ottenuto una modifica del secondo comma dell’articolo 7 della proposta di legge in nome della salvaguardia dell’autonomia regionale. Per evitare, però, che sembrasse una norma salva-trentino e di incappare in eventuali rilievi di costituzionalità, i deputati autonomisti hanno deciso di escludere dall’applicazione automatica della legge anche le altre Regioni a Statuto Speciale. Male per il pomodoro San Marzano e per i gamberi di Mazara del Vallo. notizie.tiscali.it