Capito Don Favarin, il prete che boicotta il presepe fa i milioni con l’accoglienza

Capito Don Favarin, il prete che boicotta il presepe fa i milioni con l’accoglienza

7 dicembre 2018 0 Di redazione

Favarin gestisce una coop che è un piccolo impero: ha case, ristoranti, produce dolci e fattura 2,3 milioni

Eccolo, il parroco che boicotta il presepe per rispetto dei poveri e poi fattura milioni di euro all’anno.

Dunque secondo don Luca Favarin, della diocesi di Padova, gli italiani sono una banda di ipocriti perché non vogliono l’accoglienza, ma poi metteno le statuette sul presepe. «Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni aveva scritto don Favarin su Facebook domenica scorsa -. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri…».

Già i poveri. E allora capiamo chi sono i poveri e chi è don Luca Favarin. Il Giornale ha indagato. Don Favarin dal 2012 non fa più il prete di parrocchia ma si occupa di accoglienza migranti. A Padova gestisce nove comunità con 140 ragazzi africani. È lui che ha fondato la cooperativa sociale Percorso Vita Onlus. Una cooperativa che vanta 12 case aperte che ospitano 140 richiedenti asilo, due ristoranti, il The Last One e Strada Facendo, ristorante etico con tanto di annunci su Facebook per le prenotazioni di Natale; un frutteto di 450 alberi a Saccolongo nel padovano, un ex-seminario con un orto biologico di 4mila metri quadri; una linea di confetture, creme e succhi di frutta, la «Dulcis in mundo», realizzata dagli ospiti; un’unità di strada per le vittime della prostituzione e il progetto di un villaggio dell’inclusione sociale, con cinque ettari di terreno in via Adige a Padova.

Questo il bilancio in tre anni di attività, come scriveva meltingpot.org nel 2017. «È un impianto che dobbiamo sempre mettere a verifica», aveva detto don Favarin. E infatti, la linea «Dulcis in mundo» è ampiamente pubblicizzata con cofanetti a 20 o a 30 euro per il Natale 2018. Non solo, in cantiere c’è anche il Kidane Campus. «Un progetto – si legge nel sito – fortemente voluto da Percorso Vita Onlus (appoggiato da uno studio di architettura e da una impresa di costruzioni, ndr) che prevede la realizzazione di un complesso di edifici, costruiti interamente in legno, che daranno vita all’intero campus». Sorgerà nella periferia di Padova Ovest. «Da quando abbiamo iniziato aveva detto a meltingpot.org don Favarin – abbiamo cambiato idea cento volte. Siamo partiti con la micro-accoglienza, poi ci siamo resi conto che questa modalità non era quella migliore, soprattutto per i ragazzi, e siamo passati alla media accoglienza con la costruzione di piccole comunità». E sarà perché la media accoglienza frutta di più. Da una visura effettuata, Favarin è il presidente del cda della cooperativa con ricavi da vendite e prestazioni nel 2017 di 2.317.352 euro. Nel 2016: 1.881.232 euro. L’ utile netto 2017 è di 504.207 euro. La onlus inizia a seguire l’arrivo dell’ondata dei migranti nel 2014, quando arrivano i bandi di 35 euro al giorno a persona. Una bozza di un atto poi, sul sito del ministero dell’Interno, riguarda un protocollo d’intesa tra la prefettura di Padova, il comune di Baone, la Percorso Vita e rullo di tamburi la ora plurindagata Ecofficina Educational. «Nessuna impresa riesce a raggiungere il 25% dell’utile netto – tuona Federica Pietrogrande, ex presidente Consiglio comunale di Padova (Lega) . Nel 2015 manifestava contro Bitonci, oggi critica il decreto Salvini. Protesta come sacerdote o come responsabile di una cooperativa che potrebbe veder ridotti i suoi fondi?». ilgiornale.it