Karrenbauer succede alla Merkel. Ecco chi è la nuova leader della Cdu

Karrenbauer succede alla Merkel. Ecco chi è la nuova leader della Cdu

7 dicembre 2018 0 Di redazione

Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer ha sconfitto al ballottaggio Friederich Merz

Annegret Kramp-Karrenbauer, segretario generale della Cdu, è stata eletta dai delegati del congresso di Amburgo nuovo capo del partito finora guidato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Kramp-Karrenbauer ha ottenuto 517 voti, pari al 51,75%, al ballottaggio contro l’avversario Friederich Merz, arrivato al 48,25%, con 482 voti.

ECCO CHI E’ LA NUOVA LINEA DELLA CDU TEDESCA – Kramp-Karrenbauer, 56 anni, finora segretaria generale del partito, è la nuova leader della Cdu. Kramp-Karrenbauer (AKK come è chiamata spesso) ha vinto, con 517 voti contro 482, al ballottaggio con l’avvocato d’affari milionario Friedrich Merz, 63 anni. Erano 999 i delegati che ad Amburgo hanno scelto la nuova presidente della Cdu, dopo i 18 annidi Angela Merkel alla guida del partito. Fuori al primo turno Jens Spahn, 38 anni, ministro della Salute.

Nata a Puettlingen, 5 fratelli, statura piccola, capelli corti, occhiali e giacche spesso sgargianti, Annegret Kramp-Karrenbauer ha modi pacati: non devono trarre in inganno, ha determinazione da vendere. Anche per tenere testa a quella che è poi diventata la sua più grande sostenitrice: Angela Merkel. Si dice che l’abbia mandata su tutte le furie, facendola letteralmente urlare al telefono quando nel 2012 fece saltare la coalizione Jamaika nella Saar, cacciando i liberali. La decisione della ministra presidente del più piccolo Land della Germania creava problemi enormi alla coalizione di governo con la Fdp. Eppure proprio con quella mossa, ricostruita in un libro intervista di recente uscita, sfece notare per la prima volta come una leader in grado d’imporsi davvero e di esercitare il potere. Quando si ricandidò, facendo sapere di essere a disposizione esclusivamente come governatrice, stravinse.

AKK, che ha tre figli dal marito (un ingegnere sposato quando lei aveva 22 anni e che ha scelto di dedicarsi alla famiglia per aiutarla nella carriera politica) viene chiamata anche «piccola Merkel». Quando ottenne il suo primo mandato in Parlamento, nel ‘98, aveva appena dato alla luce il suo terzo figlio. Pochi giorni dopo partì per Bonn lasciandolo con il marito: in un Paese ancora molto critico nei confronti delle Raubenmüttern — «le madri corvo» cioè snaturate perché non si curano abbastanza della progenie — non era una scelta scontata. «In macchina piansi tutto il tempo», ha raccontato lei. A 38 anni è stata la prima ministra dell’interno donna del Paese, nel suo Land. «L’aspetto è delicato, ma se il partner è recalcitrante usa la violenza» ha detto di lei il leader dei liberali Christian Lindner.

Con Kramp-Karrenbauer la Germania ha di nuovo eletto una donna alla guida del principale partito (donne sono anche le leader delle principali forze politiche di opposizione). Politicamente la sua presidenza sarà in continuità con quella della Merkel. Ma AKK è intenzionata a far sentire la sua voce. Ne ha dato un esempio di recente, quando ha proposto il divieto di re-ingresso nell’area Schengen per i richiedenti asilo che si siano macchiati di reati, o esprimendo nuovo dubbi sul matrimonio egualitario. Per il resto rappresenta l’area sociale del partito, a favore di tasse più alte per i ricchi, salario minimo e quote rosa. Se la tradizione verrà rispettata, alle prossime elezioni dovrebbe essere anche la candidata cancelliera per la Cdu.

Merkel difende eredita’, “Cdu non esclude nessuno” – Il lungo addio di una Angela Merkel visibilmente commossa inizia con un discorso appassionato davanti ai 1001 delegati del congresso della Cdu ad Amburgo, che le hanno tributato una standing ovation di 15 minuti. “Ora e’ giunta l’ora di iniziare un nuovo capitolo. Non sono nata cancelliera e non sono nata leader di partito. Mi sono sempre ripromessa di onorare i miei incarichi con onore e, un giorno, di lasciarli con dignita’. E’ stato per me un onore e una grande gioia”, ha detto, provando varie volte ad interrompere il fiume di applausi, senza riuscirci, mentre molti delegati agitavano cartelli con la scritta “Danke Chefin”, ossia “Grazie, capa”.

La sensazione di essere ad un “congresso del destino”, come lo definiscono molti qui alla Fiera, c’e’ tutto. E’ stato un discorso in cui la presidente uscente del partito che fu di Adenauer e di Kohl ne ha voluto sottolineare con orgoglio “le conquiste e la forza”, lungo una guida ininterrotta per 18 anni, al di la’ delle difficolta’ e delle polemiche: “E sia nella Cdu che nella Csu abbiamo dolorosamente imparato dove portano i litigi senza fine”, ha aggiunto Merkel riferendosi alle ultime batoste elettorali, ma anche alle contrapposizioni tre le varie anime del partito nello scontro tra gli sfidanti alla leadership, Annegret Kramp-Karrenbauer, Friedrich Merz e Jens Spahn, che oggi si sottopongono al voto dei delegati.

Un discorso orgoglioso, ma a tratti anche duro: rivolto sia a chi nel partito immagina svolte a destra e chi l’ha subissata di critiche (“Io so che certe volte ho messo a dura prova i vostri nervi”, dice con una battuta), ma anche alla minaccia rappresentata dai nazional-populisti dell’Afd: “La politica non e’ solo proporre risposte facili, e’ soprattutto compromesso”, scandisce con sicurezza Merkel. “La politica e’ saper guardare il mondo anche con gli occhi degli altri, e’ molteplice, e’ colorata”. E ancora: “Noi cristiano-democratici non escludiamo nessuno. Mai. Noi non spingiamo all’odio o al disprezzo di altre persone. Per noi non ci esistono differenze sulla dignita’ delle persone”.

La cancelliera ribadisce il bisogno dell’unita’ del partito – anche qui, una risposta indiretta ai tanti che parlano di una Cdu sempre piu’ lacerata – senza ovviamente nascondersi che “stiamo attraversando tempi di grandi cambiamenti”, intendendo le difficolta’ dei grandi partiti popolari, le tante scosse che stanno mettendo a dura prova la tenuta dell’Ue. Ovviamente non sono sfuggiti ai delegati i passaggi del discorso in cui la cancelliera ha accennato allo scandalo dei fondi neri della Cdu nel 1999: fu sull’onda di quella vicenda che Merkel riusci’ a conquistare il vertice del partito, nel 2000, ma e’ anche quella che insieme a Helmut Kohl travolse Wolfgang Schaeuble, bruciando le sue ambizioni come leader della Cdu e come futuro cancelliere. Una sottile forma di vendetta, sibila qualcuno tra i delegati, per il vistoso endorsement di Schaeuble a favore di Merz, il piu’ critico, tra gli sfidanti, nei confronti della cancelliera. Cosi’ com’e’ stato notato il cenno alla vittoria di Annegret Kramp-Karrenbauer l’anno scorso nella Saar, quando l’allora governatrice oggi sfidante per la carica di leader della Cdu vinse con oltre il 40%.

Tutti e tre gli sfidanti hanno quindi lanciato segnali precisi verso l’anima moderata del partito, dal tema migranti (sul quale Kramp-Karrenbauer ha esplicitamente criticato Merkel, mentre Merz ha cercato di mettere in discussione il diritto d’asilo individuale), al matrimonio omosessuale, alla caratura religiosa del partito (la famosa ‘C’ della Cdu). E’ stata una campagna intensa, combattuta a viso aperto in otto conferenze regionali in tutto il Paese, ed eventi come il convegno dei giovani del partito o la manifestazione del gruppo lavoratori Cdu e similari. E se la ‘pancia’ del Paese sembra piu’ sensibile ad ‘AKK’, un bel pezzo del mondo imprenditoriale pare sensibile al comeback – deciso un minuto dopo che Merkel aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata – del milionario Merz. La cui ricchezza da lobbista, pero’, potrebbe essere il suo tallone d’Achille, in un Paese in cui la morigeratezza dei governanti ha ancora un valore. La partita e’ aperta. Il nuovo presidente del partito potrebbe anche non uscire alla prima votazione e Spahn, se al primo giro nessuno prende piu’ della meta’ dei voti, diventera’ l’ago della bilancia. Le gole profonde parlano di scambi di telefonate con i singoli delegati: i voti devono essere conquistati uno per uno. Ne va dell’eredita’ di Angela Merkel, ma ne anche del profilo che la Germania vorra’ darsi di fronte alla sfida di sovranisti e populisti in un’Europa sempre piu’ lacerata. affaritaliani.it