Operaio a 1.800 euro? No, grazie. Ora nessuno vuol farlo

Operaio a 1.800 euro? No, grazie. Ora nessuno vuol farlo

11 Gennaio 2019 0 Di redazione

A Treviso la Euroedile non trova personale: «Rifiutano le trasferte»

Eccolo il Nordest che lavora. Il Nordest che lavora è quello che cerca operai e non li trova.

Il Nordest che lavora è quello che si scontra con giovani illusi dai gialloverdi che di andare a lavorare e in trasferta non ne vogliono sapere e preferiscono stare a casa aspettando il reddito di cittadinanza. E non si venga a dire che tanto ci sono gli immigrati, che fanno i lavori che agli italiani non piace fare, perché gli immigrati a poco servono se non sono formati, se non sanno l’italiano e se per anni li si è tenuti dentro ai centri di accoglienza a oziare.

Siamo a Paese in provincia di Treviso. Alla Euroedile Srl Ponteggi. Il titolare Nereo Parisotto si sfoga con il Giornale. Lui sessant’anni, quasi quarant’anni di lavoro alle spalle, da qui è partito facendo di tutto: l’autista, il montatore fino ad aprirsi una partita iva 35 anni fa, a mettere in piedi un’azienda, che ora dà lavoro a un centinaio di persone. Peccato che da agosto cerchi personale e non lo trovi. E ha provato in tutti i modi: chiamando perfino la gente a casa. Cercava 30 operai tra cui 10 montatori esperti, 10 aiuto montatori, 10 manovali ma niente. Da agosto a dicembre per quei posti da quasi 2 mila euro al mese non si è fatto avanti nessuno. Il problema principale? La trasferta. Il doversi allontanare da casa. Il dover stare lontani da mamma e papà. E dire che dopo il tam tam sui social di questi giorni, è riuscito ad assumerne sette. Sette su trenta. Ma all’appello ne mancano 23. Una azienda leader nel settore dell’edilizia, che fabbrica grandi opere, strutture, ponteggi, viadotti. Se si passa sull’autostrada Bologna Firenze ci sono quattro cantieri in piedi targati Euroedile. Una realtà solida. Un lavoro sicuro. Eppure nessuno lo vuole. Un grosso danno per l’azienda che da agosto, per mancanza di personale, ha già perso commesse per un milione di euro. «Abbiamo ricevuto un centinaio di curriculum ma figure professionali pochissime – dice Parisotto al Giornale – il problema è che chiediamo la disponibilità alle trasferte per stare via una settimana e i giovani non vogliono.

Non si staccano dalla famiglia, dalla morosetta. È uno scoglio duro questo. Non c’è niente da fare». Trasferte che sarebbero in Italia, massimo in Austria, Svizzera. Trasferte di una settimana dove in genere si parte la domenica sera e si torna il sabato successivo. E dove è prevista pure l’indennità di trasferta, ma niente. Zero. Per lo stipendio si parte dai 1600 ai 1800 euro puliti, a cui poi vanno aggiunti dei plus aziendali per un comportamento corretto all’interno del cantiere. Così portando a casa quasi 2 mila euro per nove ore al giorno. Un caposquadra raggiunge i 2500. «Abbiamo gente che non vuole nemmeno sentir parlare di trasferta dice Parisotto giovani che poi si sposano, arriva il primo figlio e l’azienda va in difficoltà. Ma è una realtà veneta, ci sono tanti colleghi presi così. E il problema è che arriva gente non formata. Anche se arriva l’immigrato, non è formato. Bisogna formarlo laddove sappia l’italiano. E per formarlo ci vogliono due anni. Abbiamo bisogno di personale qualificato. Abbiamo anche ipotizzato la possibilità di creare un’accademia per ponteggiatori ma in Italia è così, ci sono mille balzelli. Troppa burocrazia». ilgiornale.it