Cesare Battisti, dalla fuga nel 1981 alla cattura: una caccia durata 37 anni, così è stato incastrato

Cesare Battisti, dalla fuga nel 1981 alla cattura: una caccia durata 37 anni, così è stato incastrato

13 Gennaio 2019 0 Di redazione

Una caccia durata 37 anni, ma alla fine per Cesare Battisti non c’è stato nulla da fare. È stato fermato in Bolivia, a Santa Cruz, con una barba finta mentre camminava, probabilmente sentendosi al sicuro. Ma così non era. Già perché il Paese sudamericano, secondo quanto appreso da Gli Occhi della Guerra, gli avrebbe negato l’asilo. E così, forse, sarebbe scattata l’operazione.

Tutto inizia il 4 ottobre del 1981 quando Battisti fugge dal carcere di Frosinone e riesce a raggiungere la Francia, dove, di fatto, viene protetto a lungo e dove conoscerà la sua futura moglie. Parigi lo coprirà, negando per ben quattro volte la sua estradizione in Italia.

Dalla Francia al Messico. È in questo periodo che i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo, avendo sulla coscienza quattro omicidi. Battisti si sente braccato, ma sa che può contare su François Mitterrand che, tramite la sua famosa e famigerata dottrina, garantisce di fatto la libertà ad “autori di crimini inaccettabili”. Il terrorista frequenta la comunità italiana, lavora come portiere in uno stabile, porta a termine un romanzo e si guadagna da vivere traducendo dei noir francesi. Viene arrestato e, dopo quattro mesi, viene dichiarato non estradabile. È ancora libero. Può fare tutto, compreso pubblicare un libro – Travestito da uomo – per le edizioni Gallimard.

Nel 2002 il governo italiano torna alla carica. Chiede a gran voce la sua estradizione, ma la gauche si schiera al fianco del terrorista. C’è poco da fare. Anzi: nel 2004 Parigi gli concede la cittadinanza. Ma viene arrestato e sta per essere estradato, quando fugge di nuovo. Si riapre così il periodo della latitanza.

Fugge in Brasile, dove vive indisturbato fino allo scorso dicembre quando il presidente Jair Bolsonaro annuncia di volergli dare la caccia, ricevendo il sostegno del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Battisti scappa di nuovo, ma questa volta è solo. Nessuno gli dà più un rifugio sicuro. Nemmeno la Bolivia, che gli nega l’asilo. Il resto della storia si dovrà ancora scrivere. Ma, salvo colpi di scena, il terrorista tornerà finalmente in Italia. occhidellaguerra.it

Fine della corsa per un terrorista pluriomicida condannato a due ergastoli: Cesare Battisti catturato in Bolivia. La sua fuga è terminata: ora lo aspettano le carceri e la giustizia italiana. Un caso quasi chiuso, grazia anche alla collaborazione del Brasile di Jair Bolsonaro, dal quale Battisti era fuggito nel momento in cui aveva compreso il fatto che lo scenario attorno a lui stava cambiando.

È stato catturato da una task-force dell’intelligence a Santa Cruz, mentre camminava in strada mascherato con baffi e barba finte: la fine ridicola di un uomo terribile. La svolta per la sua cattura è arrivata una settimana fa, quando il terrorista è stato individuato con certezza in Bolivia, probabilmente tradito da alcune tracce “tecnologiche” (pagamenti, telefonate). L’operazione che ha portato all’arresto dell’ex terrorista del Gruppo Proletari Armati per il Comunismo è scattata a Santa Cruz. E ora l’Italia lo aspetta.

“I nostri investigatori – fanno sapere fonti del Viminale guidato da Matteo Salvini – non avevamo mai perso di vista Battisti, in attesa di poterlo ammanettare”. Dopo anni di attesa la svolta è arrivata con l’ascesa in Brasile di Bolsonaro. Il quale aveva subito promesso di “restituirlo” a Roma, come “regalo” per il ministro dell’Interno Salvini. “Regalo” preannunciato su Twitter poche ore prima della cattura. E così un team composto da polizia italiana, Criminalpol e Antiterrorismo ha rafforzato la collaborazione con i colleghi di Brasilia. Ma Battisti, nel frattempo, era fuggito. Come detto, è stato individuato in Bolivia. Una settimana fa, gli investigatori hanno premuto sull’acceleratore e, in accordo con le autorità locali, predisposto il blitz.

Battisti è stato fermato in strada, non era armato e non ha opposto resistenza. Ha parlato in portoghese per rispondere alla polizia e ha mostrato un documento brasiliano che confermava la sua identità. Due uomini dell’Antiterrorismo e della Criminalpol sono sul posto, così come è in volo l’aereo che lo porterà in Italia, magari già nelle prossime ore. Reta da capire se Battisti farà tappa in Brasile oppure verrà portato subito da noi. È un nodo che verrà sciolto nelle prossime ore. Dopo anni di latitanza, dice Salvini, “la pacchia è finita”. Il ministro ha pubblicamente ringraziato anche gli investigatori, a partire da Polizia e Intelligence. liberoquotidiano.it